LA LEGGENDA DEL DESERTO

Manifesto Leggenda Deserto formato 3/4

Sinossi

Negli anni ’90, una bambina di otto anni, Carolina, viene portata nel deserto del Sahara. Dove incontra i Saharawi, un popolo costretto all’esilio dopo essere stato cacciato dalla propria terra. In quei campi profughi sospesi nel tempo cresce l’idea che il ritorno a casa sia imminente, grazie alla promessa di un referendum che restituirà il Sahara Occidentale al suo popolo. Un giorno, mentre la piccola Carolina cammina tra le dune, un vento improvviso la travolge e la trascina in avanti nel tempo.   Trent’anni dopo: è di nuovo lei, ma adulta. Si ritrova nello stesso deserto, vede ancora gli stessi volti, ma ora sono segnati dagli anni. I bambini che aveva conosciuto sono diventati adulti, e una nuova generazione ha preso il loro posto: bambini appena rientrati da Napoli, dove sono stati accolti lontano dal deserto, compiendo un viaggio opposto al suo.   Attraverso i loro incontri, la protagonista intraprende una ricerca intima e collettiva sul significato di “casa” per chi vive in esilio. Nel confronto tra passato e presente, tra infanzia e maturità, emerge una verità amara: il referendum tanto atteso dai Saharawi si è trasformato in un miraggio lontano.   E mentre la speranza si consuma lentamente, una nuova, inquietante prospettiva prende forma.   Prodotto da Marechiarofilm, e realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. Con il contributo ex L.R. 30/2016 della Regione Campania e Film Commission Campania. Opera sviluppata nell’ambito del workshop IN PROGRESS MFN 2024 del Milano Film Network    

Regia

Elisabetta Giannini (Napoli, 1997) frequenta l’Accademia di Belle Arti di Roma e si diploma in VFX al Centro Sperimentale di Cinematografia. Nel 2022 vince il premio come miglior montatrice alla prima edizione di Becoming Maestre, l’iniziativa di mentoring promossa da Netflix e dall’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, esperienza che la porta a lavorare come assistente al montaggio nella docu- serie di Gianluca Neri, Yara: oltre ogni ragionevole sospetto.   Lavora come montatrice e VFX artist per Fulci Talks (2021, Noir Film Festival),  L’occhio della Gallina di Antonietta De Lillo (2025, Giornate degli autori e in cinquina al Premio David di Donatello); e l’Odio dei Motus (2026).   Nel 2023 esordisce alla regia con il cortometraggio Sognando Venezia, presentato al Pesaro Film Festival, in concorso alla 53ma edizione del Giffoni Film Festival, selezionato in numerosi festival internazionali, e vincitore del Premio Speciale ai Nastri d’Argento 2024 per il miglior esordio alla regia.   Nel 2026 dirige il suo primo lungo documentario La leggenda del deserto.

Presentato alle Giornate degli Autori 2026 nella sezione Notti Veneziane

Ortigia Film Festival, settembre 2026

Rassegna  “Da Venezia a Roma e nel Lazio”, settembre 2026

Rassegna “Per Chi Crea – Il cinema che cresce”, settembre 2026

Rassegna “Le Vie del Cinema“, ottobre 2026

SàFF | Social Action Film Festival, ottobre 2026

L’UCCELLO IMBROGLIONE

L’Uccello Imbroglione di Davide Salucci è un mockumentary che sfuma i confini tra realtà e finzione, guidando lo spettatore in una storia essenziale ma toccante, incentrata sul legame tra una giovane e la sua anziana nonna. Il rapporto tra le due, mediato dalla presenza di un uccello introvabile, mantiene vivo un legame di memoria con una persona che non c’è più, riuscendo a emozionare con il suo delicato equilibrio tra magia e realismo.

Ideato nel corso del workshop FARE UN FILM nell’ambito del Film Partecipato L’UOMO E LA BESTIA

Continue reading →

L’uomo e la bestia

L’uomo e la bestia si interroga sul nostro rapporto con il mondo animale, attraverso l’indagine cinematografica e documentaristica, nelle sue forme di sperimentazione e ibridazione, su cosa vuol dire sapere di essere animali prima che umani ma allo stesso modo pensarci e sentirci come entità altre da loro. 

Cos’è bestiale? Lo slancio che spinge contro ogni ragione verso l’oggetto del desiderio? La reazione inconsulta a un torto subito? La capacità di sopravvivere alle peggiori avversità?

L’apparente impossibilità di sapere cosa passa nella mente di un animale anche quando ne condividiamo quasi totalmente il quotidiano ci rende al tempo stesso queste presenze familiari e misteriose: in loro troviamo qualcosa di noi e in noi evochiamo qualcosa di loro. 

C’è chi vuole trasformarli a propria immagine e somiglianza, chi proietta su di essi presenze o assenze, chi vorrebbe salvarli, chi vorrebbe portarli all’estinzione, chi li ignora, chi li divora, chi li personifica, chi li compra, chi li vende, chi li pubblica, chi li nutre, chi li maltratta, chi li uccide, chi li avvelena, chi li ricorda, chi li allena, chi li studia, chi li salva.

Il mondo animale invade i nostri spazi abitati. Gabbiani, pappagalli, cinghiali, che diventano sempre più aggressivi per l’uomo, talvolta mortali. Si insediano nelle giungle metropolitane creando un corto circuito tra natura e modernizzazione. In questa specie di lotta alla sopravvivenza gli animali sono costretti a cercare nuovi habitat nel nostro mondo, perché il loro è stato invaso dalle logiche del capitalismo.

Gli animali sono sfruttati e uccisi per una molteplicità di scopi, dalla ricerca scientifica all’alimentazione. Destinati a soddisfare le nostre esigenze, sono trattati con crudeltà e alimentati in modo nocivo anche per l’uomo che se ne ciberà. Come si comporta l’uomo d’innanzi a queste crudeltà? Che sentimenti scaturiscono in lui?

Sempre di più le nostre storie di cronaca vedono gli animali protagonisti al pari degli esseri umani e come nel nostro mondo anche quello animale si tinge di rosa o di rosso, non riuscendo a trovare un equilibrio tra i due estremi.

La questione animale riguarda anche direttamente l’uomo e la bestia che è in noi. Una relazione, che ci riguarda dall’alba dei tempi perché la tendenza alla bestialità, non sembra arrestarsi con la modernizzazione ma anzi aumenta, raggiungendo forme di brutalità anche verso i nostri simili. 

Da Esopo a Spiderman, dagli antichi egizi ai Pink Floyd, gli animali sono il nostro alter ego più fedele, la nostra autocoscienza, la nostra macchina del tempo iconografica, il nostro countdown alla fine del mondo. 

Partiamo dalle vostre idee, dai vostri punti di vista di autori per raccontare questo rapporto chiave per leggere la dualità della contemporaneità.

Raccontateci storie sulla vostra relazione con gli animali, sulla bestialità dell’uomo e su come recuperare e conoscere il nostro essere animali, per riappropriarci del nostro istinto, della nostra parte più profonda e primordiale, della capacità di amare il prossimo e di rigettare quella forza brutale e incontrollata che si scatena contro noi stessi e gli esseri viventi con cui condividiamo questo mondo.

Per maggiori informazioni scrivici a filmpartecipato@marechiarofilm.com

The Eye of the Hen

The Eye of the Hen is the cinematic self-portrait of director Antonietta De Lillo, relegated to the margins of the film industry after a legal dispute over the distribution of her most successful film, which could have established her in the mainstream. The story of the protagonist’s public and private life, through interviews, reconstructions, and personal, cinematographic, and television archives, shows the difficulties of going against the tide and the creativity and resilience needed to reinvent oneself with the means at one’s disposal. The film is a narrative that suggests methods to overcome isolation isolation by celebrating cinema in its communal, cultural, and political role.

DREAMING OF VENICE

Sinossi

Vittoria è un’esuberante ragazzina di tredici anni che vive nella periferia di Napoli e sogna di diventare influencer. Suo padre, l’istrionico Fabrizio, per il suo compleanno, le regala un biglietto per sfilare sul red carpet di Venezia.
Inizia una preparazione bizzarra: abiti composti da ritagli di giornale, manicure, ricerca di outfit combinati, occhiali, lenti a contatto colorate e tante, tantissime storie sui social!
Ma il giorno dell’agognato red carpet, l’auto di Fabrizio, in autostrada, prende una svolta inaspettata…

Mr. Rotpeter

I wasn’t looking for freedom. Only a way out. Franz Kafka

Synopsis
In 1917, a short novel by Franz Kafka appeared on a magazine. It is called A Report to an Academy, the story of Mr Rotpeter, a monkey who transformed into a man. During his academical report, Mr Rotpeter talks about his metamorphosys. Mr Rotpeter’s imaginary portrait by Antonietta De Lillo runs two levels: the fragments of the kafkian lesson, as his past, and the interview, as his present. Antonietta De Lillo creates a cinematographic character that brings in universal topics such as freedom and survival, drawing a contemporary portrait of our society. Through her peculiar narration, Antonietta De Lillo imagines a “neapoletan” Mr Rotpeter: he walks through the streets of Naples, in Molosiglio’s gardens, he climbs the stairs of the prestigious University of Naples Federico II, he observes families playing on the grass on a sunday morning in Capodimonte’s wood. At the end he gives to an imaginary journalist a long interview. Though Mr Rotpeter is a fantastic character, between a beast and a man, the power of cinema is to create the illusion of reality. Mr Rotpeter could be an ordinary person one could meet on the street by chance. Mr Rotpeter’s reflections on our times put the spectators in front of a mirror and allow them to reflect themselves with him and his metamorphosys.

Director’s statement
Everyhting started when Marcello Garofalo invited me to watch a theatre performance of the kafkian A Report to an Academy, created and played by Marina Confalone, one of the greatest italian actresses. So I went to see her show in the famous Federico II University of Naples. I started to imagine a contemporary Rotpeter, set in a nowaday Naples, and I wanted to let him free from the written paper and make him alive through a long interview. With all the peculiarities of a fiction film I made my first portrait to an imaginary character born from a writer’s pen. What fascinated me about Mr Rotpeter was his desperate search for a way out. That was my starting point. Together with Marcello Garofalo I started to imagine an integrated Rotpeter, whose achievemet of a way out led him to a survival, not to freedom. Rotpeter is a creature between a beast and a man, he talks about our human condition through his personal experience. Rotpeter is forced to observe and imitate a world that imprison him, in order to adapt and survive. As well as him, we human beings are often forced to adapt to a society that is more and more subdued to economical powers, causing our loss of freedom and humanity. The “neapoletan” Mr Rotpeter fights his own personal cause for survival but, at the end of a long imaginary conversation, he has the need to fight for others too. I believe that we should listen to Mr Rotpeter’s desire, if we want to emancipate ourself from a condition that degenerates our nature. Antonietta De Lillo

UPCOMING  streaming

LA MANZA

Da piccolo cercavo di corrompere vacche col mio ciuccio tolto dalla bocca.
Giancarlo Pretotto

—

Sinossi

Il film parla di contraddizioni profonde, dell’attrazione per ciò che è oscuro. L’uomo che incarna tutto questo è uno zoonomo, un tecnico che segue allevamenti intensivi affinché producano il massimo, un gigante che entra in simbiosi con gli animali che accudisce: la testa sempre reclinata un po’ di lato, gli occhi che ruotano verso l’alto per rincorrere le immagini che narra, concrete e impastate di rumori e odori come le stalle che frequenta. Gli animali e la grande distribuzione sono la sua vita, che racconta come se non esistesse altro: la manza, la mucca chianina, la maremmana, la ricerca genetica delle sue forme, l’ingrasso e la fine inesorabile. Quest’uomo ci fa entrare in un mondo che svela le sue e le nostre contraddizioni, la crudezza dell’allevamento, il rapporto profondo con le bestie.

FULCI TALKS

Chi sono gli zombi? Gli uomini di potere. Lucio Fulci

Sinossi

FULCI TALKS conversazione uncut con Lucio Fulci è una cavalcata attraverso tutto il cinema del maestro “terrorista del genere”, dalla commedia al thriller, dagli spaghetti western all’horror, e un viaggio nel cinema italiano e internazionale che ha conosciuto, amato e a volte anche criticato senza peli sulla lingua.

Antonietta De Lillo, a 30 anni di distanza dalla lunga intervista a Lucio Fulci curata insieme al critico Marcello Garofalo, riporta alla luce questo materiale raro e prezioso e realizza il ritratto inedito di un grande e raffinato artigiano del cinema nel momento in cui vede finalmente la critica riconoscere alle sue pellicole lo status di film cult, che diventeranno punti di riferimento per un’intera generazione di registi e spettatori.

–

GOODBYE MARILYN

Marilyn Monroe nell’estate del ’62 non ci ha lasciati, ma ha deciso di sparire dalle scene, vivendo per cinquant’anni lontana dal suo pubblico. Fino al giorno in cui una lettera la convince a rilasciare un’ultima intervista… 

Sinossi
In occasione del suo novantesimo compleanno, Marilyn Monroe riceve la lettera di un giornalista che vorrebbe intervistarla. La grande diva di Hollywood non si concede al pubblico da cinquant’ anni, da quando, senza alcuna spiegazione, ha deciso di ritirarsi per sempre dalle scene.
Sorprendentemente Marilyn decide di rompere il silenzio e di concedere l’intervista.
Il giornalista cercherà di decifrare il mistero di una donna che, all’apice del successo, rinunciò alla fama in nome della propria libertà, diventando un mito. 

Soggetto
Marilyn Monroe nell’agosto del 1962 non ci ha lasciati, ma ha deciso di ritirarsi per sempre dalle scene. Da allora ha trascorso i suoi giorni lontana dal mondo del cinema e dello spettacolo, contribuendo ad accrescere ancora di più l’aura di mistero intorno al suo intramontabile mito. In occasione del suo novantesimo compleanno, un giornalista scrive a Marilyn una lettera affettuosa e piena d’ammirazione, senza però nascondere il desiderio di volerla intervistare. Marilyn, inaspettatamente, accetta la proposta. L’amichevole conversazione tra la diva e il giornalista cercherà di indagare le ragioni che hanno spinto Marilyn ad allontanarsi per sempre dall’universo che l’aveva trasformata in una stella del firmamento cinematografico. Il passato riemerge attraverso le parole di Marilyn, che senza rimpianti racconta se stessa e la sua fuga dalle impietose regole di Hollywood, dove “ti pagano mille dollari per un bacio, e cinquanta centesimi per la tua anima”…
Forse il giornalista non riuscirà a scoprire davvero il segreto di quella diva che in quell’estate lontana, all’apice del successo, aveva rinunciato alla fama in nome della propria libertà. Ma per la prima volta vedrà coi suoi occhi la donna che, con tutto il fascino delle sue fragilità, aveva dato corpo e voce al mito chiamato Marilyn.

Note di regia
Leggere “Goodbye Marilyn” ha rappresentato per me un’autentica folgorazione. La Marilyn diva e icona del cinema e dello star system parlava finalmente con una voce diversa, capace di raccontarmi una storia tanto affascinante quanto impossibile. Sopravvissuta alla crisi che aveva rischiato di condurla prematuramente alla morte, una Marilyn anziana, matura e consapevole di sé e della propria vita decide di tornare a raccontarsi in una veste inedita. Il passato, tra vicende note e meno note, viene rievocato con nostalgia e tenerezza, ma anche con quello sguardo disincantato di chi conosce fin troppo bene le luci e le ombre del grande mondo dello spettacolo. Il romanzo a fumetti scritto da Francesco Barilli e disegnato da Roberta Sacchi era il punto di partenza perfetto per un cortometraggio animato. I disegni, grazie all’animazione, alla colonna sonora e soprattutto alla voce di attori in carne ed ossa, avrebbero riportato Marilyn nella dimensione in cui tutti l’abbiamo conosciuta e amata, quella del cinema. La Marilyn che si è ritirata dalle scene da cinquant’anni non è un’asceta, né tantomeno una moralista che ha rinnegato tutto ciò che l’ha resa famosa. Questa Marilyn ha scelto consapevolmente di sottrarsi alle regole dello show-biz, di governare il proprio tempo con la libertà a cui aveva rinunciato per diventare una diva. Perché una diva non appartiene veramente a se stessa. Appartiene alla pellicola che la immortala sul grande schermo, e, forse ancora di più, al suo pubblico. E Norma Jeane, la donna che noi conosciamo col nome di Marilyn Monroe, ha deciso di riprendersi il suo spazio, aggiungendo solo altro fascino a un’icona già immortale.
Ho voluto chiudere il cortometraggio con la frase con cui Marilyn concluse la sua ultima intervista, solo pochi giorni prima di morire: una richiesta, quasi una supplica,  che ne rivela tutta la sua umana fragilità.
Maria Di Razza

METAMORFOSI NAPOLETANE

Edito da CecchiGori Enterteinment, esce in DVD Metamorfosi Napoletane. Metamorfosi Napoletane è l’unione del primo ritratto realizzato da Antonietta De Lillo nel 1993, Promessi Sposi, e del suo ritratto più recente, Il Signor Rotpeter, presentato alla 74° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Due conversazioni profondamente diverse, una con personaggi realmente esistenti e una con un personaggio inventato, ma unite dalla necessità dei loro protagonisti di effettuare una trasformazione radicale su se stessi, una metamorfosi.