Antonietta De Lillo – intervista per Cineforum

Antonietta De Lillo, Cinema di Esplorazione. Capita anche questo, che si cominci a fare cinema se un ufficiale giudiziario ti investe mentre vai in motorino. Antonietta De Lillo l’ha raccontata così: “ho deciso di realizzare il primo film in seguito a un incidente in motorino…”

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diario di bordo 22° e 23° giorno

OGGI INSIEME DOMANI ANCHE – film partecipato
20 aprile  – 22° giorno, visione film

 

 

 

 

 

 

 

 

Scheda film >> Oggi insieme domani anche – film partecipato

 

28 aprile  – 23° giorno, feedback e analisi del film

Le prime considerazioni dei ragazzi dopo aver visto OIDA film partecipato, sono sull’amore e il suo significato:

  • Fregatura! 
  • Amore senza restrizioni
  • E’ una battaglia persa, raga! 
  • Dono di Dio?
  • L’amore è inutile
  • Dura pochissimo 
  • Ma che dici, stupido! 
  • Una lotta contro l’egoismo 
  • Per me è una forma di debolezza 
  • No, è imparare a difendere l’altro 
  • No, io non mi innamoro! 
  • E’ una guerra continua 
  • Guardatevi in casa 
  • E’ imprevedibilità 
  • Difficile trovarlo 
  • Appunto, non lo cerchiamo! 
  • Difficile mantenerlo 
  • Scossa raga
  •  Mi emoziono.

 

 

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diario di bordo 22° e 23° giorno

OGGI INSIEME DOMANI ANCHE – film partecipato
20 aprile  – 22° giorno, visione film

 

 

 

 

 

 

 

 

Scheda film >> Oggi insieme domani anche – film partecipato

 

28 aprile  – 23° giorno, feedback e analisi del film

Le prime considerazioni dei ragazzi dopo aver visto OIDA film partecipato, sono sull’amore e il suo significato:

  • Fregatura! 
  • Amore senza restrizioni
  • E’ una battaglia persa, raga! 
  • Dono di Dio?
  • L’amore è inutile
  • Dura pochissimo 
  • Ma che dici, stupido! 
  • Una lotta contro l’egoismo 
  • Per me è una forma di debolezza 
  • No, è imparare a difendere l’altro 
  • No, io non mi innamoro! 
  • E’ una guerra continua 
  • Guardatevi in casa 
  • E’ imprevedibilità 
  • Difficile trovarlo 
  • Appunto, non lo cerchiamo! 
  • Difficile mantenerlo 
  • Scossa raga
  •  Mi emoziono.

 

 

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diario di bordo – 20° e 21° giorno

IL RESTO DI NIENTE
31 marzo – 20° giorno, feedback e analisi del film

 

 

Ecco alcune impressioni dei ragazzi dopo la visione del film Il Resto di Niente

Francesca: A livello di costumi, scenografie e riprese, devo dire che rispecchia molto quel periodo storico che avevo già respirato nel libro, che ho letto solo in parte. L’ho trovato davvero particolare, nell’ambientazione, nelle scelte, coinvolgente perché ti faceva immergere nella storia del film.

Luca: Nel complesso il film era originale, evidentemente ben fatto. Ho trovato difficile capire il linguaggio del popolo in napoletano stretto, mi buttava fuori. Entravo dentro quando gli attori mi ci riportavano con l’intensità dell’interpretazione.

Marco: Il film, sì carino, ma alcuni dialoghi per me erano incomprensibili. Bella la ricostruzione del popolo, l’atmosfera che la regista ha creato in quelle scene mi piaceva.

Sara: Intanto è un bel film. Io non trovo affatto che il napoletano non si potesse capire, bastava contestualizzarlo. Mi è parso un film un po’ disordinato con brandelli di episodi: mi perdevo talvolta nelle relazioni personali della protagonista, per esempio. Mi ha colpito la pacatezza di Eleonora, la sua coerenza nel disegno della regista. Notavo che prestavo molta attenzione in alcune scene e poi invece l’attenzione cadeva in alcune altre.

Alla fine dell’analisi i ragazzi, numerosi, hanno appuntato in tanti le medesime frasi che per loro hanno significato qualcosa:

  • Diritto alla felicità
  • Essere bambini fino in fondo
  • Natura crudele
  • Vita e morte
  • Libertà-oppressione
  • Diritto alla sovranità del popolo: ignoranza popolare
  • Rivoluzione contraddittoria: innovatori-conservatori
  • Doppia natura dell’aristocrazia: scurrile, rozza e superficiale da un lato e coraggiosa e intellettuale dall’altra
  • Rappresentazione cupa della Napoli del tempo
  • Scelte registiche: flashback-disegni stilizzati-voce fuori campo.

 

 

7 aprile – 21° giorno, incontro con la regista

Riflessioni e domande fatte dai ragazzi nel giorno di incontro con Antonietta

Luca: Ci sono state difficoltà sul desk screen?
Antonietta: Bravo! Sei molto sensibile. Io sentivo che erano in mezzo al nulla, come se fossero in bidimensionale. Gli ambienti in cui ci troviamo in realtà ci influenzano, dialogano con noi. Il film racconta in un’epoca di globalizzazione, di una certa omologazione; oggi per mettere in scena quello che è invisibile, bisogna attingere da ciò che si conosce di più. Mi volevano far girare “Il resto di niente” in Marocco perché costava meno ma la rivoluzione del film era una situazione che aveva delle radici molto forti. Per accogliere la collettività bisogna avere dei confini e questo è anche un film che ti racconta la città.

Sara: Sin dall’inizio, quando si parlava in napoletano, che stranamente ho capito, la cosa che mi ha colpito di più è stata la pacatezza della protagonista, nonostante ho sempre pensato che per una ribelle servisse un po’ d’animo.
Antonietta: Era così il personaggio nel libro stesso, che ha avuto tanto successo, di cui però l’autore non ha goduto. Io non avrei mai fatto un film sulla Repubblica Napoletana se non avvicinandomi all’Eleonora di Striano, che non rinuncia alla sua femminilità, ma anche alla sua integrità, fragile e forte contemporaneamente.

Mihai: Una delle immagini che più mi ha colpito del film è “la tazzina di caffè prima di morire.”
Antonietta: Sì. La “lazzarella” che porta il caffè alla protagonista in punta di morte mi interessava che fosse giovane perché Eleonora sentisse l’odore della vita mentre a lei la vita stava sfuggendo. Il film può raccontare quello che non si vede, qui ha molte complessità: tra una scena e l’altra se ne accavalla un’altra ancora, una scelta che si realizza nel montaggio, in cui però devi prevedere le riprese, immaginando come può funzionare.

 

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diario di bordo – 17° giorno

 

LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO
10 marzo  – incontro con la regista

Domande e curiosità su Alda Merini

I ragazzi dopo aver visto e analizzato il video ritratto La pazza della porta accanto e studiato la vita della poetessa incontrano la regista e le pongono domande sul film visto

 

Camilla: Pensavo tra me e me che Alda Merini è un personaggio particolare, mette in qualche modo in soggezione. Lei, riprendendola, per la durata dell’intervista, non si è sentita oppressa?
Antonietta
: Era una donna intensa, con una grande volontà di parlare. La riuscita dell’incontro dipende dall’intervistato ma anche dall’intervistatore. Dopo una lunga attesa a cui la poetessa ci ha destinato, si è poi instaurato un rapporto di affetto e di rispetto, nonostante la mia giovane età di allora. Non ho avuto soggezione. Vi dirò di più: se vedeste tutto il ritratto per intero, vi piacerebbe ancora di più, eppure tutto non restituiva a pieno la generosità di quella donna. E quindi, dopo tanti anni, ho fatto convergere i due video-ritratti. La narrazione, vi assicuro, non è sempre la stessa. Ho avuto il senso di una persona che, oltre a dirmi la fragilità dei sentimenti, mi ha fatto capire che era anche una grande poetessa, me l’ha fatta vedere come una grande donna.

Sabina: Cosa l’ha portata ad intervistare Alda Merini?
Antonietta: La casualità. Tante cose valgono la pena di essere raccontate ma a volte dobbiamo fare delle scelte, e come vi ho detto tante volte, con leggerezza, senza pensare troppo alle implicazioni, senza presumere che tutto debba essere perfetto. Una mia amica aveva fatto uno spettacolo su Alda Merini e per caso si è deciso di lavorare su di lei.

Martina: Nel video-ritratto la poetessa usa frasi molto forti, che fanno ragionare. Lei ha cambiato qualche suo modo di vedere le cose dopo il lungo incontro con la Merini?
Antonietta: Sì, mi hanno colpito due cose: in prima istanza quando afferma che in realtà sono i giovani che l’hanno aiutata e io credo che sia vero. E’ paradossale ma il rapporto tra generazioni diverse, vissuto con rispetto, senza preconcetti da ambo i lati, è importante, può essere anche energetico. La seconda cosa che mi è rimasta impressa è che affermava di essersi salvata non ribellandosi, il che l’aveva preservata un po’ di più così.

Giulia: Si ribellavano gli altri ricoverati in manicomio mentre ricordo cosa dice la Merini perché mi è rimasto impresso: “Era inutile fare una guerra contro un’altra guerra”. Sembra che ci sia un dialogo costante tra lei e l’intervistatrice, che spesso la chiama in causa.
Antonietta: Hai detto una cosa interessante perché ogni regista ha un suo stile. Io ci sono moltissimo in come scelgo di inquadrarla, mi piace quando sono invisibile anche se all’inizio compaio nella sua frase: “Signorina, lei mi vuole conoscere?!”. C’è sempre qualcosa di magico e di impenetrabile. Io non voglio esserci perché io desidero essere il pubblico, per cui faccio entrare gli spettatori in una conversazione intima con lei.

Giorgia: Passando sul piano più tecnico, come ha fatto a riprodurre quegli effetti quando riprendeva gli esterni guardati con gli occhi della Merini?
Antonietta: Avevo bisogno di creare delle pause, anche semplicemente per dare allo spettatore il tempo di assorbire i contenuti. Come nella musica ci sono pause e note, così anche nel cinema. Mi piaceva l’interruzione in sé proprio per evitare il telegiornale; per me deve essere come quando un pittore fa un ritratto e poi sceglie uno sfondo. In casa c’erano delle maschere e le abbiamo usate per rappresentare lo sguardo segmentato, in parte forse anche lo sguardo dal manicomio. Ad inserirle e a farlo in questo modo mi ha spinto una scelta estetica. Ho scelto di inserire a fare da sfondo la sua Milano perché la poetessa è detta la poetessa dei Navigli.

Giulia: Abbiamo letto sulle recensioni l’uso che nel film si fa del found-footage. In che cosa consiste esattamente?
Antonietta: Dovete sapere che esiste un grande archivio di immagini. La parola significa letteralmente girato-trovato, che viene usato anche da un punto di vista politico, comico. In questo caso specifico ho riutilizzato un girato mio, è come se avessi aperto un vecchio baule per realizzare quindi un nuovo film.

Classe 3°C

 

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diario di bordo – 15° e 16° giorno

 

LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO
16/23 febbraio  – analisi e feedback

I ragazzi si sono cimentati nell’analisi del videoritratto su Alda Merini questa volta con un approccio diverso; ognuno ha pensato a una canzone che in qualche modo avesse legami o connessioni con la poetessa e il suo vissuto.

 

Connessioni con Alda Merini

Ti regalerò una rosa – Simone Cristicchi
Lui regala una rosa con cui dimentica tutto il dolore provato in manicomio… sono apostoli di Dio che non li vuole fa riferimento al disprezzo generale, a una società che non accetta i folli, invita a uno sguardo interiore più profondo che non si ferma al superficiale guardate tra me e voi chi è il più pericoloso
Tommaso e Camilla

Il regalo più grande – Tiziano Ferro
Vorrei donare il tuo sorriso alla luna perché di notte chi la guarda possa pensare a te Immagino che la poetessa abbia più volte desiderato questo, pensando ai figli che le sono stati strappati
Luca

Potremmo ritornare – Tiziano Ferro
A leggere il testo sembra una canzone d’amore come tante furono le poesie d’amore di Ada Merini, ma la canzone lascia aperto il dubbio, parla delle scelte complicate come tante ne fece la poetessa …scelgo sempre e solo una strada, la stessa, scelgo sempre la più lunga. Ribadisce il valore della parola vita quella che ci piove addosso nel caso della Merini. Passo la vita sperando mi capiscano…
Federica

Il sentierio dei nidi di ragno – Lowlow
Parla del manicomio in cui sono rinchiusi tutti i geni e mi trasmette il ricordo della vita di Alda Merini perché il tono della canzone è cupo, solitario come la vita della poetessa, perché parla di temi come la morte: C’è una lapide con scritti i nostri nomi… L’immortalità dell’arte a cui fa riferimento serve per dire che le canzoni e le poesie in sé non ti possono salvare, solo chi le legge deve metterle in atto. La musica è un mezzo per prenderti ciò che vuoi, io sono solo una voce, siete voi gli eroi, come la poesia era per la Merini.
Giorgia e Carlo Alberto

La guerra di Piero – De Andrè
Sparagli Piero, sparagli ora mostra la pazzia, la sofferenza della guerra come il dolore della battaglia in un certo senso combattuta dalla poetessa. Che la tua vita quel giorno e non ci sarebbe stato un ritorno, la Merini ogni volta che entrava in manicomio pensava che non ci sarebbe mai più uscita
Enrico

La festa dei folli – Riccardo Cocciante
Folli in questa canzone si intendono i diversi, gli zingari, per i loro costumi, le loro tradizioni. Lasciate che sia mia la voce che dà il via e spegne l’allegria folle alla follia, allegria intesa come un loro essere svitati, come era la Merini agli occhi degli altri cosiddetti normali. Quel mostro che laggiù nascosto se ne sta nel suo mostruoso buco mi ricorda quando la poetessa diceva che era inutile opporsi, la sua tranquillità mostruosa in manicomio era però scelta per non soffrire oltre misura.
Francesca

 

 

 

 

 

 

 

 

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diario di bordo – 14° giorno

 

LA PAZZA DELLA PORTA ACCANTO
9 febbraio – 14° giorno, proiezione del film

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scheda film > La pazza della porta accanto

 

Le parole di Alda Merini

Dopo aver visto il ritratto, studiato la biografia e aver letto delle poesie della poetessa Milanese i ragazzi  sono ispirati e decidono liberamente di fissare i loro pensieri e le emozioni sulla lavagna:

  • Certi lati oscuri vanno tenuti per sè
  • Non capire un bambino è un reato
  • Per poter crescere bisogna avere un segreto nella vita
  • Il peccato è la cosa più bella della vita

 

Nei prossimi incontri si concetreranno sull’analisi del ritratto visto in classe

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diario di bordo – 12° E 13° GIORNO

 

NON E’ GIUSTO
26 gennaio – 12° giorno, analisi autogestita

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Dopo aver visto il film Non è giusto i ragazzi della 3°C hanno estrapolato le frasi che per loro hanno maggior significato:

  • Io voglio diventare grande in fretta
  • E’ difficile essere uomini
  • Riesci a vederti dentro?
  • Se cado, mi prendi?
  • E’ meglio quando non è niente di sicuro. No. Non è meglio.
  • Tanto è inutile, decidono tutto loro; anche se parli, decidono tutto loro
  • Qual è il momento giusto? Se tu non lo capisci, grazie. Però poi non ti lamentare.

 

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3 febbraio – 13° giorno, incontro con la regista e la telecamera

Nell’ultimo incontro, gli alunni della 3°C hanno approcciato per la prima volta con la telecamera. Antonietta De Lillo ha dato loro una scena tratta dall’ultimo film visto Non è giusto e li ha messi alla prova facendoli recitare davanti la telecamera. Grazie a questo esercizio i ragazzi hanno capito nel concreto la differenza tra le varie inquadrature e vari punti di vista che si possono adottare per girare una scena.

 

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Dopo questo esercizio i ragazzi sono stati sottoposti dalla regista sempre davanti la telecamera a varie interviste. A breve vi mostreremo il montaggio di questa giornata di incontro con la 3°C.

 

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La classe 3°C

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