Un grazie lungo 30 anni

 

Nel 1986 realizzavo insieme a Giorgio Magliulo Una casa in bilico, il nostro primo film sull’amicizia e le relazioni nella terza età. La scelta era stata sicuramente atipica per noi  giovani esordienti e il Nastro d’Argento speciale che fu assegnato al film fu il più grande incoraggiamento a proseguire e farci strada nel mondo del cinema.

Oggi, a distanza di trent’anni, ricevo il Premio speciale ai Nastri d’Argento in occasione di un film, OGGI INSIEME DOMANI ANCHE film partecipato, realizzato invece insieme e per i giovani. Un percorso speciale che ha vissuto del sostegno e della collaborazione delle tante persone che hanno creduto nelle sue potenzialità e che insieme a noi hanno reso possibile la realizzazione di un’opera collettiva ma anche capace di valorizzare le singole opere degli autori che hanno partecipato.

Ho voluto ricordare insieme questi due Nastri e questi due momenti della mia carriera perché sento di averli ricevuti con lo stesso entusiasmo, con la stessa emozione di quando si riceve un bacio per la prima volta.

Vorrei quindi ringraziare di cuore tutti coloro che in questo pezzo di vita mi sono stati vicini e il Sindacato Critici Cinematografici che in trent’anni ha sempre mostrato attenzione e interesse per il mio lavoro e il mio percorso artistico, senza mai perdermi di vista.

Grazie!

Antonietta De Lillo

 

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Venezia Giornate degli Autori

Antonietta De Lillo il 3 settembre a DIREZIONE DONNA

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Direzione Donna. L’autorialità al femminile tra talento e pari opportunità
Intervento di Antonietta De Lillo

Prima di tutto ringrazio le Giornate degli Autori che ci ospitano e i 100 autori e doc.it che mi hanno invitata qui oggi. Per quelli che non mi conoscono mi chiamo Antonietta De Lillo, sono una regista e un’imprenditrice e quest’anno ho ricevuto un riconoscimento dai Nastri d’Argento per aver ideato e realizzato con la società da me fondata, marechiarofilm, il film partecipato. Non mi dilungherò qui a spiegare che cos’è se non che è una forma produttiva che potremmo definire “sostenibile” perché aiuta i registi partecipanti a realizzare le proprie opere offrendo supporto in diverse forme e in cambio chiede di donare alcune loro immagini per realizzare un film di remix che racconta l’Italia attraverso la chiave di un tema comune: nel primo film partecipato era il pranzo di Natale, nel secondo l’amore e nel terzo su cui stiamo lavorando in questo momento il rapporto tra l’uomo e la bestia. L’obiettivo è quello di far uscire gli autori da una condizione di isolamento creativo aprendo un dialogo con registi e professionisti diversi per età, provenienza e formazione insieme ai quali raccontare l’Italia di oggi in un progetto collettivo ma capace di tutelare l’individualità di ciascun partecipante.

Per quanto riguarda la creatività al femminile, mi è spesso capitato nel corso dei trent’anni della mia carriera che mi venisse chiesto cosa volesse dire fare cinema “al femminile”. Sono certa che nei miei film insieme a tanti altri elementi personali si senta anche il mio sguardo femminile. Sarei però curiosa di sapere se a Paolo Sorrentino, la cui poetica è di sicuro anche frutto del suo sguardo maschile, qualcuno ha mai posto questa domanda e spererei che le mie colleghe più giovani nel futuro non debbano più ricevere domande simili. Lo dico perché è l’esistenza stessa di domande come queste a denunciare la presenza di un problema, una distinzione che diventa quasi un cliché tra il mondo femminile e quello maschile e che viene riportata spesso all’interno della narrazione stessa del cinema. Una cosa molto interessante che ho letto, e che forse saprete, è che esiste un test per misurare il grado di “femminilità” di un film. Si chiama BECHDEL TEST dal nome della fumettista americana che lo inventò un po’ per gioco nel 1984 ma che oggi è diventato strumento ufficiale ad esempio di Eurimages. Il test si basa su tre parametri a prima vista quasi banali: 1) nel film devono esserci almeno due donne; 2) le due donne devono parlare tra loro; 3) l’argomento non devono essere gli uomini. Semplice. Eppure su uno studio di 4.000 film il 37% non passa il test. Dopo averlo letto ho provato ad applicare il test ai miei film e in particolare al mio film storico Il Resto di Niente tratto dal romanzo omonimo di Enzo Striano. Il film risponde perfettamente ai criteri del test ma non è mio il merito, è di Enzo Striano che ha deciso di avere una donna come protagonista, Eleonora De Fonseca Pimentel, di affiancarle un’altra donna, la sua serva Graziella, e di costruire tra le due un rapporto molto profondo. Al di là del genere a cui apparteniamo c’è quindi una questione culturale. Sia gli uomini che le donne sono visti e raccontati secondo dei modelli stereotipati che possono essere superati tanto dalle donne quanto dagli uomini. Condivido la riflessione di Emma Watson nel suo discorso alle Nazioni Unite quando dice che sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere sensibili. Sia gli uomini che le donne devono sentirsi liberi di essere forti: è tempo di pensare al genere come uno spettro di elementi e non come due insiemi di valori opposti e unici, né semplicemente complementari.

Per gran parte della mia vita non ho sentito il bisogno di riflettere su questi argomenti e il mio approccio con le femministe è sempre stato di gratitudine ma di molta distanza, e probabilmente anche un po’ di ignoranza devo ammettere. Questo mio disinteresse derivava sicuramente dal fatto che venivo da una famiglia in cui il timone era sempre stato nelle mani di mia madre e mio padre era sempre stato in armonia con questo equilibrio, pur provenendo da una famiglia pugliese che invece aveva forte il sentimento della continuazione della propria discendenza attraverso i figli maschi. Essendo mio fratello l’unico maschio della famiglia paterna, probabilmente è stato lui ad assimilare il carico di questa attenzione e aspettativa. Le cose per me sono cambiate quando a quarant’anni ho perso i miei genitori. E’ stato quello il momento in cui ho vissuto sulla mia pelle una condizione di non riconoscimento della mia parità: non solo mio fratello ha mal digerito l’idea di un’eredità paritaria, ma avrebbe voluto almeno essere lui a gestire tutto ed elargire a me quello di cui avessi avuto bisogno, senza farmi di certo mancare nulla ma creando di fatto un rapporto di dipendenza. La mia richiesta di responsabilità e autonomina nella gestione dei miei beni ha creato un grande conflitto tra noi due e portato ad entrambi molta sofferenza allontanandoci in maniera irreversibile. Ho raccontato questo per raccontare quanto la nostra percezione culturale dei cliché maschili e femminili influisca sulla realtà concreta delle nostre vite. Per questo motivo il nostro mestiere che è quello della narrazione ha la responsabilità e il compito di suggerire dei modelli alternativi che ci liberino da ruoli che ci obbligano – uomini e donne – a comportamenti coatti che a volte vanno contro il nostro stesso senso di cosa è giusto. Solo diventando veramente liberi il nostro genere può diventare un arricchimento e una particolarità della nostra persona, sia questo maschile o femminile.

Tornando alla meritevole ricerca condotta da EWA con il supporto del Mibac, è evidente che un problema c’è. Basti pensare che l’88% del budget dei finanziamenti dello stesso Ministero è destinato a opere di autori uomini e solo il restante 12% ai film delle donne. Anche la Rai non si distanzia da questa statistica. E’ chiaro che tutto questo mette in evidenza una disuguaglianza di genere che ritroviamo anche nei compensi e che troviamo in tutti i Paesi del mondo. Ricordiamo ad esempio le battaglie delle attrici hollywoodiane degli ultimi anni, da Patricia Arquette, a Meryl Streep e Jennifer Lawrence.

Ma l’aspetto che mi interessa di più è quello culturale della narrazione: credo che il compito e la responsabilità di tutti noi autori sia di raccontare storie che in qualche modo possano incidere sulla nostra realtà e talvolta anche anticiparla. E’ evidente quindi che la mancanza – o comunque la carenza – di narrazioni e sguardi femminili rappresenta un impoverimento di questa visione, un’incompletezza nel nostro panorama culturale. E ad onor del vero a volte sono le stesse donne che non aiutate dal famoso modello culturale a cui sottostanno preferiscono dedicarsi a ruoli di minor responsabilità all’interno delle filiera del cinema, come ci dice anche la ricerca di EWA.

Pur essendo fondamentalmente contraria al sistema delle “quote rosa” sono convinta che tanto nella società quanto nella cultura è necessaria una rappresentatività paritaria che non è ancora evidentemente raggiunta.

A proposito di rappresentatività paritaria, vorrei tornare al film partecipato, un’esperienza un po’ atipica anche rispetto al quadro generale riguardante la creatività. Oltre a essere stato ideato da me che sono evidentemente di genere femminile ed essere realizzato da marechiarofilm che è composta da tutte donne, per quanto riguarda l’ultimo progetto OGGI INSIEME DOMANI ANCHE film partecipato il 60% degli autori che ne hanno fatto parte sono registe.

Diciamo quindi che abbiamo il problema opposto, siamo alla ricerca delle nostre “quote azzurre” perché quello che ci preme è raccontare la realtà nella sua complessità e pluralità di sguardi e punti di vista in una narrazione democratica e paritaria.

Concludo dicendo che molti passi avanti sono stati fatti. Vorrei sottolineare come quest’anno qui al festival di Venezia la presenza di autrici donne è di circa il 40% del totale degli autori italiani nelle 4 principali sezioni. Il dato più sorprendente viene dalla selezione della Settimana della Critica dove abbiamo una presenza di registe donne più alta dei colleghi uomini.

Ringrazio di cuore Agnese Fontana e Cinzia Masòtina perché questa mia partecipazione mi ha dato l’opportunità di riflettere su quanto sia importante un’armonia e una partecipazione culturale di tutti i generi, maschili, femminili e di tutte le varie altre declinazioni possibili. Mi auguro che in un futuro prossimo non sarà più necessario ritrovarci insieme come accade oggi perché grazie ai passi che stiamo compiendo quello di cui abbiamo parlato si sarà realizzato pienamente.
Antonietta De Lillo

Potete guardare il video dell’incontro sulla nostra pagina facebook: Marechiarofilm Produzioni

Omaggio della Cineteca Nazionale a Antonietta De Lillo

 

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Viaggio in Italia. Il cinema di Antonietta De Lillo
Se esiste un termine cinefilo capace di racchiudere – senza però imprigionare! – il cinema di Antonietta De Lillo, è sicuramente quello rosselliniano. L’intero corpus filmografico è infatti accomunato dall’inseguire, attraverso una padronanza e una multidisciplinarità di linguaggi, «lo splendore del vero». Ogni suo progetto (dai film partecipati ai ritratti, non solo cinematografici, dai documentari neo-neorealisti al cinema di finzione, e in tal senso risulta indimenticabile Il resto di niente per quella sobria messa in scena che non può non alludere a La presa del potere da parte di Luigi XIV) è una sorta di viaggio in questo paese mancato chiamato Italia. Un viaggio nella memoria attraverso le immagini e le parole di chi tenta di «fermare una cosa che sta scomparendo», citando le parole del protagonista del primo videoritratto, Angelo Novi fotografo di scena (1992), comunicandoci al contempo, come scrive giustamente Daniela Brogi, non solo la passione per la propria professione, ma anche una «chiave di lettura per la speciale attenzione al linguaggio e alle sperimentazioni del cinema documentario che attraversa l’intera opera di De Lillo, sin dai primi lavori (compreso il film Matilda, del 1990, così attento a un’ambientazione napoletana borghese, anziché popolare, e perciò fuori clichés)». Fermare la realtà, dunque, per esorcizzarne la morte sia per l’oggetto ripreso (uomo o cosa, la De Lillo non opera un classismo antropologico), sia per chi riprende. Filmare dunque non tanto per esistere, ma per documentare un’etica dello sguardo, che si affida al nostro soggettivo verosimile.

La retrospettiva è stata curata dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con marechiarofilm

 

mercoledì 16 – Per una controstoria del cinema

ore 19.00 Peter Del Monte di Antonietta De Lillo (2002, 18’)

Ritratto di Peter Del Monte, uno dei registi più introversi del cinema italiano degli anni Settanta, autore sensibile, portatore di un cinema di ricerca linguistica fatto di sentimenti impercettibili e profondi, intervistato da Antonietta De Lillo. La conversazione tra i due registi, Del Monte e De Lillo, diventa una riflessione sul cinema, sul modo di farlo, di pensarlo, di viverlo.

ore 19.20 Angelo Novi fotografo di scena di Antonietta De Lillo e Giorgio Magliulo (1992, 25’)

Il film è un viaggio nella memoria del nostro cinema, dal dopoguerra alla fine del Novecento. Le fotografie di Angelo Novi, scattate sui set di Pasolini, Rossellini, Leone e Bertolucci, sono commentate dal sonoro originale dei film e dallo stesso fotografo, che descrive l’attimo preciso del suo scatto. Attraverso i suoi racconti ricchi di aneddoti ed emozioni conosciamo uno dei più importanti testimoni del cinema italiano. Intervista a cura di Marcello Garofalo.

ore 19.45 La notte americana del dottor Lucio Fulci di Antonietta De Lillo (1994, 30’)  

Un documento/testamento del grande Lucio Fulci, maestro del B-movie, le cui opere hanno ispirato registi di fama mondiale come Quentin Tarantino. Lucio Fulci ci regala una lunga riflessione che affascina per sincerità, ironia e lucidità, sul suo fare cinema e sulla sua eccentrica carriera. Intervista a cura di Marcello Garofalo.

ore 20.30 Introduzione di Stefano Rulli

Incontro moderato da Marcello Garofalo con Antonietta De Lillo 

ore 21.30 O’ Cinema di Antonietta De Lillo (1999, 13’)

La passeggiata di un ragazzino napoletano attraverso le vie della sua città. Il suo sguardo curioso si posa sia sulle persone sia sulle cose e le trasfigura, portandoci nel mondo dell’immaginazione, ora personale, ora cinematografica. Suggestioni sonore, visive e spezzoni di vecchi film si fondono in questo viaggio nel cuore di Napoli. L’unione tra realtà e fantasia è il pretesto per ricomporre i frammenti della storia di una città e del suo meraviglioso cinema.

ore 21.45 Pianeta Tonino di Antonietta De Lillo (2002, 50’)

Ritratto di Tonino Guerra, uno tra i più importanti sceneggiatori italiani, autore per registi di grande fama come Fellini, Tarkovskij, Antonioni, i Taviani, Michalkov. Il documentario ripercorre la sua carriera di sceneggiatore e mostra la sua vita quotidiana a Pennabilli. In questo piccolo paese del riminese Tonino Guerra è riuscito a costruire un mondo a sua immagine e somiglianza, attraverso la realizzazione di una serie di opere-segni che esprimono indomita vitalità e creatività: fontane, targhe sulle strade, giardini “pensanti”. L’incontro con un uomo che possiede un’enorme forza vitale, attraverso la quale ricostruisce le sue “favole” per sconfiggere la noia e la prevedibilità della vita quotidiana: «Alla mia età non mi piace quasi più niente non solo di me, ma anche degli altri. Ho voglia di robe più sporche, più sbagliate, più interrotte. Mentre parlo con lei, sta passando un cammello, ecco… vorrei che fosse così» (Tonino Guerra). Il documentario è prodotto da SNC Produzioni – Fondazione Scuola Nazionale di Cinema.

 

giovedì 17 – Il resto della vita

ore 17.00 Operai di Antonietta De Lillo (1996, 53’)

Film di montaggio sul movimento operaio prodotto dall’Archivio del Movimento Operaio e Democratico “Diari del ’900”. Uno straordinario found footage dalla parte degli ultimi.

ore 18.00 Il pranzo di Natale – film partecipato (2011, 50’)

Il pranzo di Natale, sperimentando la commistione di linguaggi diversi, riunisce immagini amatoriali e video realizzati da professionisti; è un remix di sorgenti molteplici ed eterogenee che insieme formano un racconto unitario, grazie a un montaggio che procede seguendo una linea di associazioni che di volta in volta cambiano, privilegiando in alcuni casi legami musicali, in altri cronologici, spesso emotivi. Le immagini così si susseguono, con una tessitura aperta tra il racconto lineare di un rito collettivo e l’associazione di storie e frammenti che interagiscono o si contrappongono tra loro, mostrando immagini attuali accostate a immagini del passato, vecchi filmini di famiglia affiancati ai video dei Natali presenti. L’attrice Piera Degli Esposti, in un ruolo deliberatamente in bilico tra persona e personaggio, evidenzia i momenti peculiari del racconto e ne scandisce il tempo.

ore 18.50 Let’s Go di Antonietta De Lillo (2014, 54’)

La storia di Luca Musella, fotografo, operatore, scrittore, oggi esodato professionalmente ed emotivamente. Il protagonista ripercorre la propria vita in un testo-lettera da lui scritto e in un viaggio reale e ideale attraverso l’Italia, da Napoli, sua città natale, a Milano, il luogo della sua nuova esistenza. Le immagini e le parole si confrontano continuamente con il testo della lettera, in un linguaggio in bilico tra l’immediatezza del racconto e la riflessione della parola scritta. Luca Musella, insieme alle persone che popolano il suo mondo, diventa portavoce di una condizione universale, specchio del nostro Paese nell’era della crisi, ma soprattutto emblema di una sensibilità letteraria in grado di leggere al di là del reale per suggerire possibili antidoti.

ore 20.00 Incontro moderato da Angela Prudenzi con Antonietta De Lillo

ore 21.00 Il resto di niente di Antonietta De Lillo (2004, 98’)                                            

La nobildonna portoghese Eleonora Pimentel Fonseca, la voce della rivoluzione partenopea del 1799, insieme ad altri giovani aristocratici napoletani, si batte per gli ideali di uguaglianza, libertà e fraternità. Ben presto però la lama della restaurazione si abbatte sui fondatori dell’effimera Repubblica: il loro sogno divenuto realtà si frantuma in mille pezzi, e non resta nulla … “il resto di niente”. Il film sceglie di raccontare le vicende umane e politiche della Napoli di fine ’700 attraverso le poche ore che precedono la morte di Eleonora, mettendo la macchina da presa al centro della sua anima, per registrare dolori, speranze e passioni di un’intera esistenza. Si compone così, attraverso il filo della memoria, il ritratto di una donna moderna, coraggiosa e libera. David di Donatello a Daniela Ciancio, come miglior costumista.

ore 22.40 Backstage de Il resto di niente di Antonietta De Lillo (2004, 30’)

Diario del set realizzato da Luca Musella di quel caleidoscopio d’immagini, di corpi, di storie e di luoghi chiamato Il resto di niente. Forse lo zenith artistico dell’autrice per quanto concerne una personalissima Weltanschauung del mondo dei perdenti. «La rivoluzione napoletana della fine ’700 non è una rivoluzione perché già perdente sin  dall’inizio», spiega la regista sul set, offrendoci un’ulteriore chiave di lettura del film. Le interviste ad Antonietta De Lillo e a Maria de Medeiros sono a cura di Marcello Garofalo.

 

venerdì 18 – Passeggiate napoletane

ore 17.00 Periferie di Napoli di Antonietta De Lillo (2002, 36’)                                       

Una sorta di Viaggio al termine della notte in una Napoli poco vista. Si comincia dalle macerie dell’industria siderurgica di Bagnoli per poi proseguire ai quartieri-dormitorio di Scampia, per terminare ai Quartieri Spagnoli. L’affermazione di un operaio, «non costruiamo niente, stiamo solo rottamando», indica la fine della cultura operaia. La costruzione di edifici di “ballardiana” memoria, e cioè verticali e con finestre simili a dei buchi, indicano la fine di ogni comunicazione, l’annullamento del quartiere, dei cosiddetti bassi napoletani, in cui l’orizzonte del vicino lo si poteva toccare con una mano.

ore 17.40 Viento ’e terra di Antonietta De Lillo (1996, 38’)                                                  

’E Zezi è uno storico gruppo musicale dell’entroterra napoletano, composto prevalentemente dagli operai dell’Alfasud di Pomigliano d’Arco. Attraverso la loro musica, tarantella, tammurriata e fronne, ci parlano del loro mondo, della trasformazione della società, che da agricola è diventata industriale. Una musica che unisce con incredibile vitalità, l’antico al moderno. Una musica viscerale e potente che diventa strumento politico e di lotta sociale.

ore 18.20 O’ sole mio di Antonietta De Lillo (1998, 39’)                                                    

Un racconto che scalfisce i luoghi comuni di una Napoli spesso definita solo come: “sole-pizza-amore”. Il film, attraverso la storia della canzone ’O sole mio dalla nascita nel 1898 alla sua consacrazione, racconta i due volti di Napoli: da una parte quello paradisiaco, luminoso, delle cartoline, dall’altra quello oscuro, misterioso, dei vicoli. Un caleidoscopio fatto di testimonianze che spaziano dall’epoca del muto ai giorni nostri, con le interpretazioni famose di Del Monaco, Elvis Presley, Pavarotti, Sergio Bruni, e quelle occasionali di performers come Paul McCartney e le Spice Girls.

ore 19.00 Maruzzella di Antonietta De Lillo (ep. de I vesuviani, 1997, 18’)          

Maruzzella è un travestito che si aggira come un moderno fantasma dell’opera per i corridoi di un cinema a luci rosse, offrendo prestazioni sessuali molto particolari ai suoi clienti, finché l’incontro con una giovane ragazza, sconsolata spettatrice di film hard, cambierà radicalmente la vita del nostro protagonista.

ore 19.20 Promessi sposi di Antonietta De Lillo (1993, 20’)                                                  

Una testimonianza della forza dell’amore che lega due persone, due “promessi sposi” dei nostri giorni. Il racconto avanza come un thriller, in cui i due protagonisti nascondono un mistero: tracce visive, cicatrici su un braccio, dettagli s’insinuano nella loro storia, fino a svelare l’enigma. Lui prima era una lei. Una metamorfosi contemporanea resa possibile dal loro amore.

 

sabato 19 – L’altro da sé

ore 17.00 Ogni sedia ha il suo rumore di Antonietta De Lillo (1995, 27’)                      

Alda Merini, una delle più importanti poetesse del novecento, si confessa senza inibizioni raccontando la sua sofferta vita. Il ritratto alterna la conversazione con la poetessa ai frammenti delle sue poesie interpretate da Licia Maglietta (tratti dallo spettacolo teatrale Delirio amoroso). L’incontro tra queste due donne e la loro fusione artistica ci restituiscono fragilità e grandezza di una donna travolta dall’eccesso di amore.

ore 17.30 Non è giusto di Antonietta De Lillo (2001, 90’)                                              

Sofia e Valerio, 11 e 12 anni, s’incontrano casualmente, in una Napoli estiva, afosa e semideserta. Entrambi sono affidati ai loro padri, due quarantenni afflitti da ogni genere di problema, sentimentale ed esistenziale, mentre le loro madri sono assenti e lontane, all’infuori di brevi incursioni telefoniche. I due ragazzini si sentono continuamente minacciati dall’instabilità e la confusione delle loro famiglie. “Non è giusto…” si dicono, alleandosi per affrontare insieme il mondo degli adulti, con distacco e ironia. E non averne più paura.

ore 19.00 La pazza della porta accanto di Antonietta De Lillo (2013, 52’)                          

A distanza di quasi vent’anni da Ogni sedia ha il suo rumore Antonietta De Lillo recupera il prezioso materiale “rimasto nel cassetto” della conversazione avuta con Alda Merini nella sua casa milanese nel giugno del 1995. Nasce così La pazza della porta accanto, videoritratto che restituisce integralmente quello straordinario incontro. Alda Merini racconta la propria vita in una narrazione intima e familiare, oscillando continuamente tra pubblico e privato e soffermandosi sui capitoli più significativi della sua esistenza – l’infanzia, la sua femminilità, gli amori, l’esperienza della maternità e il rapporto con i figli, la follia e la sua lucida riflessione sulla poesia e sull’arte. Il volto della poetessa, i dettagli degli occhi, delle mani, del suo corpo, compongono un ritratto dell’artista, senza nascondere le contraddizioni che hanno caratterizzato la vita e le opere di una tra le più importanti e note figure letterarie del secolo scorso. Uno sguardo inedito che con semplicità tenta di restituire la grandezza artistica e umana di Alda Merini.

ore 20.00 Incontro moderato da Fabio Ferzetti con Antonietta De Lillo e Paola Scarnati

ore 21.00 Oggi insieme domani anche – film partecipato (2015, 85’)                        

Oggi insieme domani anche è un mosaico di sguardi, volti, storie raccolte da numerosi autori in giro per l’Italia. Ideato e curato da Antonietta De Lillo, attraverso frammenti di materiali diversi – documentari, inchieste, animazione, immagini di attualità e di repertorio –, compone un ritratto dell’amore ai nostri tempi. Sono la casualità e la normalità delle storie incontrate a permettere di raccontare il più inafferrabile dei sentimenti. Il risultato è un’immagine multiforme, capace di rappresentare la complessità dei nostri rapporti d’amore in questo momento di passaggio, di crisi, di trasformazioni sociali che ci troviamo a vivere.

 

domenica 20 – Le storie che raccontiamo

ore 17.30 Racconti di Vittoria di Antonietta De Lillo (1995, 70’)                                           

Il film si divide in tre episodi nei quali, in modo differente, si combatte contro la morte. Nel primo episodio, dal titolo Pozzi d’amore, il protagonista Enzo Moscato recita una sorta di monologo teatrale. Un lungo racconto, dove si parla della paura per la fine imminente e l’angoscia della separazione da chi si ama. Nel secondo invece, In alto a sinistra, un giovane ripensa al padre scomparso. Ricorda la sofferenza della sua malattia e, proprio in nome di quel ricordo, supera il dolore lacerante che accompagna la sua solitudine. Nell’ultimo episodio, Racconti di Vittoria, è una donna medico, un’oncologa, ad ammalarsi di cancro. E, per una volta dall’interno della malattia, con coraggio e dignità, spingerà i suoi pazienti a lottare per vivere. Il film ha per filo conduttore, il dolore e la morte, visti da tre differenti prospettive: quella teatrale, quella letteraria e quella televisiva. Il film ha lo scopo di esorcizzare la morte nel mito nel primo episodio, di ritualizzarla nel secondo e infine di combatterla, affrontandola di petto, nell’ultimo caso.

ore 19.00 Una casa in bilico di Antonietta De Lillo e Giorgio Magliulo (1986, 80’)        

Giovanni (Luigi Pistilli), un donnaiolo amante della vita, Teo (Riccardo Cucciola), vecchio compagno di scuola e meticoloso collezionista di orologi, e Maria (Marina Vlady), un amore di gioventù, sempre pronta ad aiutare i connazionali emigrati in Italia, ereditano un appartamento in Roma. Questa convivenza casuale, dopo un inizio faticoso, porta nuova energia nella vita di tutti e tre. Ma la morte improvvisa di uno di loro pone i due di fronte a una scelta: cancellare quell’esperienza e rientrare nel grigiore del proprio destino o continuare nel cammino intrapreso verso un futuro insieme.

ore 21.30 Matilda di Antonietta De Lillo e Giorgio Magliulo (1990, 83’)                                

Chi tocca Matilda muore? Dopo la morte misteriosa e accidentale di tre fidanzati, Matilda, ansiosa di sposarsi, pubblica un annuncio matrimoniale. Si presenta il riluttante Torquato che non riuscendo a resistere al suo fascino, ignaro della malasorte toccata ai precedenti fidanzati, si incammina verso un destino che si preannuncia mortale. Il film è una black comedy con finale a sorpresa.

 

due giorni di incontri e proiezioni a Casa del Cinema

Usa e getta non è un convegno né una rassegna. Piuttosto due giorni di incontri aperti e libere riflessioni su che cos’è il found footage e su come si sono evoluti  nel corso del tempo il suo l’utilizzo e la relativa teorizzazione.

Il found footage, nell’accezione comune, indica la trasformazione e la reinterpretazione di qualsiasi tipo di immagine già utilizzata, sia essa stata scoperta casualmente o selezionata, recuperata-riciclata allo scopo di realizzare opere inedite.  Nasce come pratica di ri-significazione di immagini preesistenti, talvolta dal sapore satirico e politico, o violento e provocatorio come spesso nel cinema delle avanguardie. Che provenga da archivi o da  film hollywoodiani, dagli home movies e dai documentari, dal cinegiornale o dallo spot televisivo, ogni immagine può essere presa, smontata, rimontata e risignificata. L’aspetto che caratterizza il found footage rispetto ai film d’archivio tradizionale è proprio la volontà di ribaltare il valore referenziale dell’immagine originale indirizzando la percezione dello spettatore verso una nuova costruzione di senso.

Questi film ibridi costituiscono territorio di enorme interesse perché pongono una grande questione: che cosa sono le immagini? Si interrogano su dove si colloca il loro tasso di realismo, su cosa significa raccontare attraverso di esse e quali meccanismi permettono di far credere vera o falsa un’immagine e quindi una narrazione.

La rivoluzione tecnologica di questo inizio di millennio ha fatto fiorire una molteplicità di film di found footage spontanei e amatoriali volti alla rielaborazione di immagini tratte da film, telegiornali, archivi, filmini di famiglia o trovate causalmente sulla rete. E allo stesso tempo anche numerosi autori cinematografici hanno iniziato a utilizzare il found footage nelle sue diverse declinazioni per la realizzazione dei propri lavori.

Il concetto di found footage quindi offre interessanti spunti di riflessione sulla natura e il significato dell’immagine in sé e sull’evoluzione del linguaggio cinematografico. La possibilità di rielaborare e mettere le stesse immagini al servizio di più narrazioni mette infatti in discussione il valore di verità e univocità che fino ad oggi hanno portato con sé.

Questo aspetto di alterazione e smascheramento è stato alla base dell’utilizzo del found footage delle origini. Oggi invece che la diffusione del digitale ha portato al decadere del concetto di originale, l’immagine si apre naturalmente a una molteplicità e a una stratificazione di letture e significati. L’uso del found footage diventa così una pratica costante nella nostra vita quotidiana in cui le immagini vengono sistematicamente manipolate per soddisfare necessità comunicative pubbliche e private. Il riflesso che ci viene restituito da questo utilizzo è quello di una realtà frammentata in una moltitudine di micro-verità e punti di vista sempre più spesso sfacciatamente di parte.

Il film partecipato di marechiarofilm, che sarà oggetto di riflessione nella seconda giornata di incontro, nasce proprio dal desiderio di raccontare la realtà che ci circonda attraverso una narrazione collettiva e di contrastare la frammentarietà della nostra percezione attraverso un remix di frammenti di materiali e sguardi di autori diversi. La particolarità del film partecipato è nella sua vocazione di generare lavori di autori diversi destinati da una parte a diventare oggetto di found footage, di rimescolamento e rielaborazione in una narrazione collettiva, e al tempo stesso costruire uno scambio paritario che sappia affiancare e supportare ogni singolo autore e ogni singolo segmento facente parte del progetto.

Attraverso la visione di film, documentari, video arte, materiali reperiti sulla rete, l’incontro con autori che hanno utilizzato in varie forme il found footage, critici che lo hanno teorizzato e analizzato, responsabili dei più importanti archivi nazionali e docenti delle scuole di cinema e delle università, Usa e getta si propone di allargare la sua riflessione su quanto la consapevolezza della potenzialità di rielaborazione soggettiva dell’immagine possa portare a ripensare il linguaggio e le modalità di fare cinema per realizzare opere che siano più rappresentative e adeguate alla realtà che ci circonda.

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Si ringraziano per la gentile concessione e per i materiali

Doclab – Virginia Eleuteri Serpieri – Indigo Film – Istituto Luce Cinecittà – Microcinema – Mir Cinematografica – Nicchia Film – Parallelo 41 – Rai Direzione Teche – Teatri uniti

Ufficio stampa
Studio PUNTOeVIRGOLA
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Per informazioni:
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Programmazione IL RESTO DI NIENTE

Il Resto di Niente #‎dieciannidopo‬

A 10 anni dall’uscita nelle sale de Il Resto di Niente, marechiarofilm in collaborazione con Lo Scrittoio offre al pubblico la possibilità di vedere e rivedere il film sul grande schermo

A Roma – appuntamento al Kino tutti i martedì di dicembre alle 22

A Firenze – giovedì 10 dicembre alle ore 21 al Cinema Cinecittà

A Napoli – la programmazione riprende il 12 gennaio. Ogni martedì alle 16.15 al Cinema La Perla

A Milanospettacoli settimanali a rotazione al Cinema Beltrade

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Progetto IL RESTO DI NIENTE

 

 

IL RESTO DI NIENTE decennale

 

A 10 anni dall’uscita nelle sale de Il Resto di Niente, il Coordinamento Festival Cinematografici Campania e marechiarofilm, in collaborazione con il Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura e al Turismo e con il patrocinio di Regione Campania, promuovono il PROGETTO IL RESTO DI NIENTE, una serie di eventi ed attività programmati tra la fine del 2015 e durante tutto il 2016. Il progetto presentato il 30 ottobre presso la Sala del Capitolo del Complesso Monumentale di San Domenico Maggiore a Napoli, con la proiezione del film in una serata evento alla presenza della regista, del cast artistico e tecnico e dei rappresentanti istituzionali. “Nel decimo anniversario dell’uscita nelle sale cinematografiche italiane de ‘Il resto di niente’, la città di Napoli festeggia con un evento importante e doveroso la regista Antonietta De Lillo e il cast artistico e tecnico, creatori di un’opera fondamentale, tratta dall’omonimo romanzo di Enzo Striano. – Così dichiara l’Assessore Nino Daniele -. Attraverso la figura di Eleonora Pimentel Fonseca, eroina e martire della Rivoluzione partenopea del 1799, si rievoca una pagina cruciale della storia napoletana. Con la forza delle immagini, che soprattutto il cinema ha il potere di veicolare, si ripropone una lezione di coraggio che, attuale come mai, diventa modello per il rispetto e i diritti universali da portare avanti nel nostro Paese”. Il romanzo di Enzo Striano e l’omonimo film di Antonietta De Lillo offrono un’occasione di riflessione sul sogno di rinnovamento politico e sociale a partire dalla figura di Eleonora Pimentel Fonseca e degli altri protagonisti della Repubblica Partenopea del 1799. Una lezione di valore morale e coscienza civica da non disperdere e da assumere a modello per le sue ripercussioni sul nostro presente. Da qui è nato il desiderio di offrire un nuovo cammino a Il Resto di Niente con il Progetto. “Ho sempre sperato in un nuovo percorso per Il Resto di Niente e a volte i desideri si realizzano. Grazie al Coordinamento Festival Cinematografici Campania, al Comune di Napoli, alla Regione Campania e alle tante altre realtà pubbliche e private che si sono unite durante il cammino, abbiamo dato vita al PROGETTO IL RESTO DI NIENTE.sottolinea Antonietta De Lillo -. Mi fa piacere che anche il cast artistico e tecnico del film e la famiglia Striano abbiano risposto con partecipazione e affetto a quest’iniziativa.Insomma, Il Resto di Niente è un film che nasce e appartiene a Napoli ed è giusto che il suo cammino riparta proprio da questa città. Mi piacerebbe poi se questo percorso distributivo atipico potesse rappresentare un modello per offrire al pubblico la possibilità di vedere o rivedere sul grande schermo non solo il mio ma anche tanti altri film”. Il Progetto si articola nelle seguenti attività: A SCUOLA CON IL RESTO DI NIENTE: in collaborazione con Oscar Mondadori e l’Ufficio Scolastico Regionale per la Campania, un’occasione per riflettere con gli studenti delle scuole medie e superiori della Regione Campania attraverso incontri e attività didattiche sul libro e sul film; IL RESTO DI NIENTE AL CINEMA: marechiarofilm in collaborazione con Lo Scrittoio intende rioffrire al pubblico la possibilità di vedere il film sul grande schermo, in occasione del decennale dell’uscita in sala, a partire dal CineTeatro La Perla di Napoli, dal Kino di Roma e dal Cinema Beltrade di Milano, per tutto il 2016 e per un giorno alla settimana;LEZIONI DI CINEMA CON IL RESTO DI NIENTE: incontri aperti all’Accademia di Belle Arti di Napoli con le figure artistiche che hanno collaborato alla realizzazione del film Il Resto di Niente: la regista Antonietta De Lillo, alcuni degli interpreti principali, lo sceneggiatore Giuseppe Rocca, il direttore della fotografia Cesare Accetta, il montatore Giogiò Franchini, il compositore Daniele Sepe, la costumista Daniela Ciancio, fino a un omaggio alla collaborazione speciale di Oreste Zevola, autore dei disegni del film; I LUOGHI DE IL RESTO DI NIENTE: in collaborazione con la Film Commission Regione Campania un ciclo di tour nei luoghi che sono stati set del film di Antonietta De Lillo, interamente girato in ambienti dal vero, alcuni storicamente simbolo della Repubblica Napoletana del 1799 come Castel Sant’Elmo e la Reggia di Caserta, altri luoghi di grande fascino quali la Piscina Mirabilis o il Tempio di Mercurio oltre alla Reggia di Portici e ai palazzi del centro storico di Napoli. Il progetto è realizzato da Coordinamento Festival Cinematografici Campania e marechiarofilm in collaborazione con il Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura e al Turismo e con il patrocinio di Regione Campania, in collaborazione con Stilelibero adv e Lo Scrittoio e con Accademia di Belle Arti di Napoli,  CineTeatro La Perla Multisala, Film Commission Regione Campania, Fondazione Pol.i.s. Libera, Oscar Mondadori, Ufficio Scolastico Regionale per la Campania. Info: progettoilrestodiniente@gmail.com – Sito web: www.marechiarofilm.it

L’altrove ci (ri)guarda di Sara De Simone

Luca Musella, fotografo, artista e scrittore, è un esodato. Non solo perché ha perso il lavoro, ma anche e soprattutto perché, perdendolo, è uscito da una vita per entrare in un’altra.

L’Esodo di Luca non è nel deserto del Sinai ma a Milano, la città dove ha scelto di trasferirsi per cercare nuove opportunità e dove invece ha dovuto confrontarsi con una crisi sociale ed economica profondissima.

Come si fa a raccontare il trapasso da una vita borghese, di sinistra, con moglie e figli, una casa, un’attività commerciale e tanti amici, alla perdita completa di tutto questo?

Antonietta De Lillo non ne fa un dilemma intellettuale, ma risponde con l’arte.

Con il suo documentario Let’s go la regista apre una finestra di racconto sull’indicibile della povertà. Senza sovrastrutture ideologiche, né slanci didascalici, la De Lillo si pone in ascolto e ci offre una storia: per poterla accogliere dovremo rinunciare alla commiserazione e al dispiacere, vale a dire a quei dispositivi emotivi che ci permettono di mantenere una distanza tra noi e la condizione disagiata di un altro, che, terminata la parentesi di “filantropia”, resta altro e lontano.
Come davanti a tutte le opere d’arte, ciò a cui si assistiamo qui, invece, è una convocazione: davanti a Let’s go – non a caso il titolo prevede una prima persona plurale, un “noi” – siamo tutti convocati a partecipare di una storia che ci riguarda profondamente.

Antonietta De Lillo riesce infatti a fare un film corale partendo da una vicenda molto personale, raccontando il privatissimo nel collettivo e il collettivo nel privatissimo.
La voce di Luca Musella e quella dell’attore Roberto De Francesco – che nel film si mischiano a sovrappongono a formare un unico “io”-  rappresentano una voce “altra”, che proviene dal territorio del margine, ma che al tempo stesso tocca e rivela il centro denso e profondissimo delle nostre esistenze.
A tal proposito, vale la pena di fermarsi  a riflettere sulla scelta della canzone con cui la regista chiude il film, ovvero “Saltimbanchi” di Enzo Jannacci.
La scelta è giustissima per diversi motivi, ma io credo, soprattutto perché la voce a cui la De Lillo dà spazio e tempo per parlare è la voce dell’outsider che può dire la verità.
Si tratta per l’appunto del saltimbanco, di quello che gli inglesi chiamano il fool, e che è l’unico all’interno della corte che può permettersi di dire tutto, anche quello che gli altri non vorrebbero mai sentire né sapere di sé. Questo perché il suo è uno statuto particolare: è il buffone del re, è dentro la corte (la società), ma ne è al contempo totalmente estromesso. E’ libero nella sua solitudine, e solo nella sua libertà.
La condizione del fool è molto vicina a quella dell’artista.
Il fotografo Luca Musella concentra dunque in sé l’esperienza dell’emarginazione sociale e la posizione per natura ec-centrica – fuori dal centro – che ogni artista vive.  Proprio in virtù del suo non essere al centro, dell’avere cioè una potente visione periferica e laterale, la voce di Luca/Roberto riesce a raccontare esattamente il centro. O meglio ancora, a cogliere nel centro.
La generosità creativa della regista permette a tutto questo di accadere.

Nella Pietà di Crescenzago – un’edicola sacra che s’incontra passeggiando sui Navigli e che è un vero Leitmotiv del documentario – Antonietta De Lillo e il suo film fanno sicuramente la parte della Madonna su cui Cristo è adagiato.

Non è per afflato mistico che lo dico, né per un divertito parallelismo, ma perché il movimento del sollevare e del curare è il movimento di questo documentario.

Sollevare non nel senso cristiano del termine, ma nel senso etimologico: sub-levare.
Perché tirare su, alzare un corpo – che è sacro nella sua totale umanità – è un’opera di leggerezza.

Dovendo attribuire una qualità specifica a questo documentario, calvinianamente parlando, direi che è appunto quella della leggerezza o, come scrive lui, della “levità”.
Con una materia disperata e disperante come questa, dove la solitudine è radicale, l’identità vacilla, dove l’umano è troppo umano, tanto da sfiorare il disumano (e mentre lo sfiora aumenta e amplifica dolorosamente la sua dignità)…un’operazione come quella della De Lillo non era affatto semplice.
Perché si esce dalla visione di questo film carichi e pensierosi, ma allo stesso tempo stranamente leggeri. Colpisce a fondo Let’s go, ma arriva al grave per renderlo lieve. Come in un’operazione di scavo, in cui la bocca della ruspa raggiunge la terra più scura, ma poi la tira fuori, la solleva, la lancia per aria.

Solo la vera arte è capace di questo movimento, di tirare fuori dalle falde acquifere delle esistenze qualcosa che riguardi tutti, indistintamente, perché è, al fine, un discorso sull’umano.
Le mani artistiche ed estremamente femminili di Antonietta De Lillo, sollevano, portano in alto, sostengono, rendono visibile e curano, non so quanto Luca Musella in sé, ma sicuramente tutti i Luca che sono in noi.
E allora forse non è così a sproposito l’immagine molto “pop” che mi si è parata davanti agli occhi dopo aver visto questo film…quella di una Pietà che si anima, dove (un povero) cristo si alza, si rimette in piedi e s’incammina dicendo, a se stesso e a noi, “let’s go ahead”, “andiamo avanti”.

Marìa Zambrano, una grande filosofa spagnola, ha scritto che “la pietà è azione perché è sentire, sentire l’altro come tale, senza schematizzarlo in una astrazione”.
Antonietta De Lillo sente e ci permette di sentire l’alterità fino in fondo, senza il bisogno di spostarla – per angoscia – in un altrove a distanza di sicurezza, ma tenendola vicino.

Mostrandoci, con verità e tocco leggero, che l’altrove è dove siamo anche noi. E che c’è tanta strada da fare, da soli e insieme.

E allora…let’s go, rimettiamoci in cammino.

Sara De Simone

lets-go